La storia di Pasquale Longobardi: il campione di karate, che lotta anche per i suoi diritti

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Secondo appuntamento della nuova rubrica Storie di #empowerment, uno spazio dedicato a ragazzi sordi che sono riusciti a realizzarsi nel loro ambito, qualunque esso sia. Storie di crescita, fiducia in se stessi, sacrifici, autodeterminazione, successi; storie che possono essere da esempio per tutti, senza distinzione alcuna. Abbiamo scelto di usare questa parola, empowerment, perché il suo significato racchiude tutto quello che ci preme raccontare, tutto il percorso che è necessario compiere per far emergere le proprie risorse e per appropriarsi del proprio potenziale. Ecco quindi l’intervista a Pasquale, 21 anni, campione di karate, che gareggia e vince con i cosiddetti “normodotati” e che lotta con tutte le sue forze per continuare a farlo.

Non possiamo non iniziare questa intervista facendoti i complimenti per le medaglie conquistate lo scorso luglio ai Mondiali di Samsun, l’argento individuale nella categoria +84 kg ed il bronzo nella gara di kumite a squadre! Soddisfatto?
Rappresentare l’Italia è un grande onore e sono contento di aver dato il mio contributo in maniera fattiva. Anche se poteva andare meglio, sono comunque felice.

E’ stata una campagna molto proficua per i colori azzurri, nonostante l’avventura sia iniziata tra mille dubbi, addirittura non si sapeva se sareste partiti. Poche ore prima della partenza, infatti, in Turchia è avvenuto il tentativo di colpo di stato che sta avendo notevoli strascichi sul paese. Chi ha deciso di partire ugualmente? Eravate tranquilli?
La FSSI ha avuto molto coraggio e questo lo abbiamo apprezzato moltissimo. Prepararsi per una gara che si svolge ogni 4 anni e non poterla fare sarebbe stato terribile. Eravamo tutti tranquilli e siamo stati molto felici quando ci hanno comunicato che saremmo partiti, perché eravamo consapevoli di essere una squadra forte e volevamo dimostrarlo a tutti.

Immagino che la presenza del presidente della FSSI, Zanecchia, sia stata di notevole aiuto.
Assolutamente si!. La Sua presenza ci ha dato tranquillità e sicurezza. Direi che avere il Presidente Zanecchia lì, ha avuto un ruolo significativo per noi tutti, atleti e tecnici.

Una volta arrivati a Samsun che situazione avete trovato? Avete vissuto momenti particolari? Che aria si respira nel paese?
Era chiaro che c’era tensione. Molta polizia in giro, specie nel palazzetto delle gare. La sera c’era sempre tanta gente in piazza a manifestare, ma sempre pacificamente. Non ci sono stati momenti di tensione o pericolo e siamo sempre stati tranquilli.

Torniamo a parlare di sport. Sei completamente soddisfatto o hai qualche rimpianto per l’oro sfumato nella gara individuale?
Una medaglia è una gioia e dà molta soddisfazione. Un po’ di rammarico c’è. Potevo vincere l’oro, l’avversario era alla mia portata. Purtroppo rientravo da un lungo periodo di fermo dovuto alla rottura del legamento e del menisco del ginocchio destro, praticamente non facevo gare da novembre del 2015 e non ho avuto modo di preparami adeguatamente. Comunque va bene così, guardiamo avanti, ci aspettano molte sfide ancora.

Qual è stato il momento più bello di questa esperienza? Il momento che ricorderai per sempre.
In queste gare, il momento più bello, a parte le medaglie, è sempre l’incontro con i nostri amici/avversari degli altri paesi. Poter dialogare con loro senza barriere, scambiarsi le esperienze, diventare amici e rimanere in contatto per me è qualcosa di incredibile e bellissimo.

Il colpo migliore che hai sferrato in questi mondiali?
Non potendo forzare troppo sulle gambe, ho tirato qualche bel “Kizami” da manuale , specie nell’incontro con l’atleta di casa.

Penso sia stato anche un viaggio tra amici. Qualche episodio divertente?
Si, il gruppo è molto unito, e i Maestri Di Gruccio e Nicosanti contribuiscono moltissimo a mantenerlo saldo e agguerrito. Episodi? Tantissimi, specie a tavola quando si provava a ordinare il cibo da menù scritti solo in cirillico!

Torni dopo un’assenza di 7 mesi, a causa di un brutto infortunio. Quanto è stato difficile questo periodo?
Molto difficile. Mi sono infortunato durante il Campionato Italiano U21Fijlkam, al primo incontro. Pensavo di arrivare in finale e di vincere la mia categoria, ma poi...E’ andata così. L’operazione, la riabilitazione e il periodo di ripresa sono molto duri, a volte le tue convinzioni vacillano. Devo dire che il Mondiale è stata un’ ottima motivazione. Se non avessi avuto l’impegno di una gara così importante, sarebbe stato più difficile superare un momento così brutto.

Parlami un po’ di te. Quando hai cominciato a praticare il karate?
Ho cominciato all’età di 5 anni, perché mio padre voleva essere sicuro che sapessi difendermi in caso di “problemi” con i ragazzi udenti. Poi mi sono appassionato, ed eccomi qui.

L’aspetto che più apprezzi della tua disciplina sportiva?
Il rispetto verso gli altri, senza distinzione di rango e ruolo.

Ricordiamo che partecipi anche a competizioni internazionali contro ragazzi udenti. Come ti senti a gareggiare contro di loro? Ti senti guardato in maniera diversa?
Mai avuto problemi. Agli inizi dicevo agli arbitri della mia sordità e loro, tutti, sia in Italia che all’estero, non hanno mai avuto problemi. Magari erano un po’ curiosi di vedere come avrei fatto a “sentire” le loro chiamate e si stupivano quando, ad esempio, pur chiamando un fallo stando in posizione non visibile da me, io mi fermavo in tempo.
Non mi sento guardato in maniera diversa, ne ho mai subito la mia sordità. Agli inizi, qualche atleta pensava di avere vita facile combattendo contro un atleta sordo, ma poi...si sono dovuti ricredere.

Credi che la sordità rappresenti un ostacolo per la tua carriera sportiva?
La sordità non è un ostacolo alla pratica del karate agonistico . Gli ostacoli sono di natura diversa, molto spesso burocratica e qualche volta anche preconcetti stereotipati.

Quando sei sul ring la tua sordità ha un ruolo o meno? Avverti delle difficoltà che gli altri non hanno? In caso, come le superi?
Direi di no. Passo dalle gare FSSI a quelle Fijlkam senza problemi e mi alleno sia con i ragazzi sordi sia con gli udenti alla stessa maniera. Non è l’udito che fa la differenza, ma la voglia di lavorare sodo e vincere. In questo, lo Staff Tecnico della Nazionale FSSI (M° G. Di Gruccio e M° L. Nicosanti) e lo staff delle Fiamme Oro (M° C. Colaiacomo e M° C. Verrecchia) svolgono un lavoro eccezionale lavorando in modo da non permettere alla nostra sordità di essere un limite al miglioramento tecnico e al raggiungimento di risultati prestigiosi, sia nelle gare per gli Atleti Sordi sia in quelle con gli Atleti Normodotati.

Qual è stata la difficoltà più grande che hai dovuto affrontare?
E’ una difficoltà che affronto ancora oggi, la difficoltà ad allenarmi continuamente ad alto livello. Oggi, grazie alla Polizia di Stato, posso allenarmi con il Gruppo Sportivo; tutte le settimane, infatti, vado a Roma per allenarmi con il resto della squadra. Senza di loro avrei dovuto lasciare, non avrei potuto allenarmi a livelli tali da poter competere in campo internazionale. Ovviamente, devo ringraziare anche la mia famiglia, senza la quale non potrei dedicarmi interamente agli allenamenti e fare il pendolare con Roma. In Italia c’è ancora molta poca attenzione a questi problemi “contingenti” che non riguardano solo la pratica sportiva, ma tanti aspetti quotidiani della vita dei sordi e delle persone “diversamente abili”. E’ veramente dura!

Dobbiamo precisare che in Italia, compiuti i 21 anni, praticamente l’unico modo per continuare l’attività agonista di quegli sport definiti “minori” è entrare a far parte dei gruppi sportivi di Forze Armate o di Forze di Polizia. Questo percorso, però, è precluso ai disabili, anche se gareggiano e vincono con gli atleti cosiddetti normodotati. Raccontaci meglio questa difficoltà, che possiamo definire burocratica.
In questo momento posso continuare ad allenarmi solamente perché sono tesserato con il gruppo Sportivo Giovanile della Polizia di Stato. Purtroppo la Legge ancora non consente agli atleti sordi di far parte a tutti gli effetti dei Gruppi Sportivi Militari in quanto è richiesta l’idoneità al servizio attivo.
Ritengo che questa sia una grande ingiustizia sociale e una vergogna per un Paese Civile come l’Italia, non solo verso gli atleti sordi, ma verso tutti gli atleti portatori di handicap; perché se è vero che non possiamo fare i servizi armati, è anche vero che nei Ministeri ci sono tante persone sorde che lavorano onestamente e bene e non vedo perché non potremmo farlo anche noi atleti una volta finita la carriera sportiva.
Insieme alla mia famiglia, agli amici, allo staff della Polizia di Stato, ai vertici della Fijlkam e col supporto della FSSI stiamo conducendo una battaglia immane per veder riconosciuto un diritto sacrosanto degli atleti sordi di tutte le discipline. Ora che il karate è diventato Sport Olimpico (e quindi Paralimpico) la battaglia è ancora più sacrosanta e giusta.

Hai mai pensato di rinunciare?
Mai. Nella vita nessuno ti regala nulla e bisogna sempre battersi per i propri diritti

Ti sei sentito aiutato nella tua lotta? Chi ti è stato più vicino?
Tutto lo staff delle Fiamme Ore, tecnici e dirigenti, mi è sempre vicino e mi sta dando un grosso aiuto, così come il Dr Pancalli del CIP. Anche la Fijlkam ha dimostrato sensibilità alla problematica, ma purtroppo in mancanza di un Decreto Legge “ad hoc” hanno tutti le mani legate.
Abbiamo chiesto aiuto ad alcuni politici ma nessuno vuole interessarsi seriamente del problema.
Ora scriverò alla Presidenza della Repubblica, del Senato e della Camera nella speranza che almeno loro, che sono i pilastri delle nostre Istituzioni, vogliano farsi carico di risolvere una vera e propria “ingiustizia sociale” verso tanti atleti validissimi che non hanno avuto la fortuna di nascere “udenti” . Non un trattamento di favore, ma solo far si che possano avere gli stessi diritti di tutti gli altri.

Il risultato sportivo che ti ha reso più orgoglioso?
La vittoria alle “Deaflympics” a Sofia 2013. Ho vinto l’Oro nella gara “Open” pur essendo l’Atleta più giovane della competizione (avevo appena compiuto 18 anni). Quella medaglia, unita all’Argento nella gara di categoria e al Bronzo nella gara a Squadre rimarranno sempre nella mia mente. E’ proprio vero, la prima volta non si scorda mai.

Qual è il prossimo appuntamento? Obiettivi futuri?
Le “Deaflympics” 2017 in Turchia, sicuramente. Ci sarà da difendere il Titolo e non sarà una passeggiata.
Il mio obiettivo è quello di far sempre bene sia nelle gare FISS che nelle gare con gli udenti, per far capire a tutti che la sordità non è un limite nella pratica dello sport agonistico, anzi, a volte è un vantaggio.

Prima di salutarci, vuoi dire qualcosa ai ragazzi che ti leggeranno?
Sì. Ragazzi, impegnatevi al massimo e non vi ponete limiti, nessun traguardo ci è precluso. E vorrei anche rivolgermi ai genitori, affinché supportino e spronino i loro figli sordi a praticare lo sport che più gli piace, non solo il karate, senza porgli alcun limite.

Grazie davvero ed in bocca al lupo per tutto!